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Questa
storia così come molte altre, comincia nel
dispiegare degli anni Settanta, tra i capelli al vento
e il respiro di un gruppo di giovani che, in comunità,
vive in una casa sul lago di Bracciano.
Un
laboratorio musicale che oggi può risultare
alquanto atipico alle frange di Mtv ma che, in effetti,
era la protesi diretta di tutti quei movimenti che,
di fatto, si erano assunti il compito di rivoltare
la musica (e la cultura) come un calzino.
Reduci
da notti di jam-sessions trascorse nlle umide cantine
del Vomero, i Saint Just (Jane
Sorrenti, Tony Verde e Robert Fix) si distinguono
per la caratteristica voce della cantante che, in
breve, diventa un segno distintivo di “Saint
Just”, un album trapuntato di
favole e profumi francesi del Settecento. |
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Il disco, un perfetto spaccato dello spirito dell’epoca,
è un’opera di pregevolissima fattura che, dai
suoni antichi, trae una futuristica via di fuga fino a diventare
uno dei capisaldi della fusione tra la vena classica e la
musica rock. Jane (che soltanto successivamente
muterà il suo nome in Jenny) è
la fata turchina del progetto. La sua voce dolce e potente
si incunea soprattutto ad elargire la sua massima devozione
e il suo amore per i poeti maledetti dell’Ottocento
francese e la loro futura appendice che, nel secolo successivo,
darà vita alla beat generation.
“Saint Just”, cifra
arcaica di sguardi perduti appena oltre il crinale e un
rosario di testi visionari messi accuratamente al riparo
dai germi festivalieri.
Resterà
anche una fotografia: quella di un ford Transit (il loro
mezzo di trasporto), scoppiettante e scalcinato, lanciato
verso l’orizzonte di un futuro soltanto toccato. |
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| Franco
Vassia |
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This
story, just as many others, begins in the 70s among a band
of young people with their long hair. They lived in a community,
in a house on the lake of Bracciano. In the age of MTV, a
musical laboratory may appear a strange notion, but they really
wanted to make a revolution in music at the time.
After many jam session nights in the region of Naples, Saint
Just (Jane Sorrenti, Tony Verde and Robert
Fix) became a reality, thanks in particular to the
splendid voice of their singer Jenny that will become the
album’s birthmark.
It’s a perfect product of its time, classy and scented
of ancient sounds, thus effortlessly blending classical music
with rock. Jane (who only afterwards will change her name
to Jenny) is the fairy of the album: her sweet and soulful
voice perfectly blends with the vocal experiments and the
rebel spirit of the time. Her attention is all for the French
poet maudits who will then, in the following century, live
again as the beat generation poets.
A photo will also remain: a ford Transit van, their noisy
and battered vehicle, running towards a future they only glanced
upon. |
Franco
Vassia |
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| DISCOGRAFIA
DEI SAINT JUST |
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