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| «È
una delle piu' belle immagini che in questi ultimi anni
abbiano contenuto dischi italiani: giusta sia nell'inquadratura
e nella stampa che nei significati del simbolismo iconografico.
L'ha realizzata Umberto Telesco, autore tra l'altro
della copertina di Palepoli degli Osanna e altre ancora
... Con un procedimento che lui stesso mi ha spiegato,
è riuscito a ricreare l'effetto di una foto fin
de siécle». |
| Renato
Marengo, da Ciao 2001 |
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| Il
primo album dei Saint Just, omonimo del gruppo, 1973,
resta nell’immaginario collettivo come una prova
unica e irripetibile. Jenny Sorrenti lo considera il
suo miglior lavoro insieme a Com’è
grande enfermidade. Probabilmente è un parere
condiviso da molti, dal momento che il disco in |
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vinile
continua a ricevere grande attenzione dal pubblico, in particolare
da quello internazionale, sia nella ristampa recente della
Akarma che per quanto riguarda le copie originali che arrivano
sul mercato dei collezionisti, e che su eBay raggiungono cifre
molto elevate.
Il trio d’esordio, Jenny giovanissima, Tony Verde e
Robert Fix, proponevano una musica che risentiva delle influenze
culturali del periodo, amalgamandole in una miscela originalissima
di ricerca, musicalità popolare, sonorità barocche,
stilemi pop e rock che trasferiva le fantasie di Jenny in
quel flusso di coscienza attraverso la musica che si usava
definire con l’espressione progressive. In realtà
Saint Just resta nell’orecchio, insieme, come
un disco internazionale, italiano e napoletano. Assorbe dalla
ricerca di sonorità che avevano portato Alan Sorrenti,
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| che
in Saint Just si occupa di alcune armonie vocali
e canta in una composizione insieme alla sorella, a realizzare
un anno prima il suo capolavoro Aria, ma la sposta
in direzione della forte personalità di Jenny, che
libera nei testi e nelle composizioni il suo sentimento e
il suo senso di libertà. |
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Ne
La casa del lago i Saint Just diventano cinque. Se ne
va Robert Fix, e a Jenny e Tony Verde si aggiungono Tito Rinesi,
Andrea Faccenda, Fulvio Maras, i primi due chitarristi, il
terzo batterista. Il disco che ne scaturisce è meno
originale del primo ma comunque interessante, con canzoni
importanti che risentono della voglia di cambiamenti e del
senso di apertura propri dell’età dei musicisti
e del periodo, ancora creativamente ricco. Il gruppo si scioglie
in maniera naturale. Jenny, che è la eprsonalità
più importante dal punto di vista artistico, si prepara
a realizzare il suo primo disco solista, Suspiro. Gli altri
prendono altre strade, Tony Verde dedicandosi anch’egli
a un disco solista.
Perché, oggi, riformare i Saint Just? Per Jenny Sorrenti
ci sono molte ragioni. Innanzitutto la ritrovata autonomia
creativa e musicale dopo il ritorno all’attività
discografica con l’importante Medieval zone
e la grande prova di Com’è grande enfermidade. |
Poi c’è il sostegno d’un musicista geniale
qual è Marcello Vento . Infine, la volontà
di tornare a comporre e a cantare in italiano, o magari
in inglese, dopo i dischi di ricerca sui linguaggi portati
dalle musiche del mare. Insomma, l’esperienza e la
volontà creativa necessarie a rendere la reunion
dei Saint Just non un evento nostalgico, che non sarebbe
nel carattere di Jenny, ma il recupero d’un discorso
musicale interrotto, ci sono tutte. Aspettare per vedere. |
Pietro
Andrea Annicelli |
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| DISCOGRAFIA
DEI SAINT JUST |
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