<%@LANGUAGE="VBSCRIPT"%> Jenny Sorrenti - Sito ufficiale
 

L’arcana e malinconica dolcezza della tradizione celtica ed il respiro sensuale dei suoni mediterranei si fondono e danzano insieme con miracolosa naturalezza anche in Com’è grande enfermidade, seguito del magico Medieval zone con il quale Jenny Sorrenti incantò gli ascoltatori un paio d’anni orsono.
Concepito, al pari dei dischi precedenti, insieme al compagno Umberto Telesco purtroppo prematuramente scomparso durante le registrazioni, Com’è grande enfermidade risuona di un inevitabile senso di tristezza che però, esattamente come la saudade cara ai portoghesi, sembra aprirsi nuovamente verso la solarità, quasi che dai dolori più grandi possa schiudersi, lentamente, un nuovo inno alla vita. E proprio a questa prospettiva sembrano appartenere La pazienza e Gia ena tango, due dei brani più intensi dell’intero percorso autoriale della Sorrenti, le cui parole si scolpiscono tra le corde più profonde dell’anima. Multiforme nella sua babele di sonorità e di linguaggi, l’album attraversa luoghi ed epoche tarscinandoci in una cavalcata caleidoscopica che ci conduce dalla tradizione popolare galiziano-portoghese a quella ebraica, e dal canto devozionale della Spagna arcaica (la title track è tratta da una cantiga religiosa del 1100) alla scuola poetica siciliana, splendidamente evocata in Angelo dell’ammuri: un percorso assai simile a quello compiuto da personaggi del calibro di De André o Zazou, capaci come la Sorrenti di accostare frammenti di suono dalla provenienza disparata in un mosaico apolide di sconcertante bellezza.
Com’è grande enfermidade – come rivela lo stesso titolo – è un disco sull’infermità del mondo, sulla follia umana globale che rende angoscianti le cronache del presente, ma è anche e soprattutto un disco scritto con il cuore, da una cronista che non teme di posare il proprio sguardo laddove molti rifiutano di guardare.

 

Maurizio Marino, Rockerilla