<%@LANGUAGE="VBSCRIPT"%> Jenny Sorrenti - 1978-80
 

«Allora …», ci dice in merito Umberto Telesco nel suo studio di Napoli, «Bruno Tibaldi della Emi diventa un gigante, un gigante rispetto agli altri che non riescono mai a capire chi hanno davanti, figuriamoci i tempi. Se vai già bene per conto tuo … Se riesci a spuntare, ad avere un minimo successo con le tue sole forze, allora sì, arrivano a frotte, come i francescani. Vengono a raccogliere. Forse, sarebbe meglio che si mettessero a raccogliere pomodori …».

Da Song ’e Napule

 
«Bruno Tibaldi mi riteneva un’artista di grandi possibilità. Alla Emi però non apprezzavano più, come potenziale commerciale, il genere di pop che facevo. L’industria del disco stava cambiando la creatività musicale, e la logica stessa del disco come prodotto discografico. I discografici avevano cominciato a entrare in maniera sostanziale nella produzione, e a imporre scelte che, per quanto mi riguardava, non trovavo coerenti con il mio discorso musicale. Con Umberto decidemmo allora di lasciare la Emi per la Rca. Questo avvenne perché eravamo interessati al giro di cantautori che incidevano per quella casa discografica. Anzi, in particolare con i successi dei dischi di Francesco De Gregori e di Lucio Dalla, sul finire degli anni Settanta la Rca era identificata come la casa discografica dei cantautori. Realizzai il mio secondo album con dei nomi prestigiosi: Agostino Marangolo, Eugenio Bennato, Francesco De Gregori che canta con me in Lampo. I musicisti erano però prevalentemente dei turnisti, e non c’era quell’atmosfera gioiosa, creativa, che aveva caratterizzato i dischi dei Saint Just e Suspiro.
Era diventata routine. Provavamo al Cenacolo, e di fatto Jenny Sorrenti fu prodotto da Lilli Greco. La Rca promosse il disco per radio, e come la Emi intuiva in me delle grandi potenzialità. Ma non sono mai stata
completamente soddisfatta. Nel disco ci sono delle cose belle, ma gli arrangiamenti non erano quelli che volevo.
Partecipai, con altri artisti della Rca, al progetto del Perigeo Special, e cantai nei dischi di Lino Rufo e Stani Labonia, che erano degli amici del nostro giro. Partecipai anche a una trasmissione della Rai con Lucio Dalla, Ron, Renzo Zenobi. In quel periodo mi resi conto come lavorare per una major significasse fare dei compromessi che mi frenavano sul piano espressivo. Mi volevano inquadrare in un’ottica, da canzone di San Remo, che non mi apparteneva.
Lì decisi di fermarmi».