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«Bruno
Tibaldi mi riteneva un’artista di grandi possibilità.
Alla Emi però non apprezzavano più, come potenziale
commerciale, il genere di pop che facevo. L’industria
del disco stava cambiando la creatività musicale,
e la logica stessa del disco come prodotto discografico.
I discografici avevano cominciato a entrare in maniera sostanziale
nella produzione, e a imporre scelte che, per quanto mi
riguardava, non trovavo coerenti con il mio discorso musicale.
Con Umberto decidemmo allora di lasciare la Emi per la Rca.
Questo avvenne perché eravamo interessati al giro
di cantautori che incidevano per quella casa discografica.
Anzi, in particolare con i successi dei dischi di Francesco
De Gregori e di Lucio Dalla, sul finire degli anni Settanta
la Rca era identificata come la casa discografica dei cantautori.
Realizzai il mio secondo album con dei nomi prestigiosi:
Agostino Marangolo, Eugenio Bennato, Francesco De Gregori
che canta con me in Lampo. I musicisti erano però
prevalentemente dei turnisti, e non c’era quell’atmosfera
gioiosa, creativa, che aveva caratterizzato i dischi dei
Saint Just e Suspiro. |