<%@LANGUAGE="VBSCRIPT"%> Jenny Sorrenti - 1975-77
 

Positano. Lì s’era preso casa Umberto Telesco ch’aveva già la passione per la fotografia, ma anche per la musica. Se l’era presa in alto, su per Montepertuso, gliela avevano lasciata Alan Sorrenti e sua sorella Jenny, anche lei cantante e musicista. Spesso da Napoli arrivava Paul Buckmaster che in quel periodo studiava al Conservatorio insieme a Roberto De Simone.
Positano. Qui comincia l’avventura … E comincia appunto tra casa di Umberto e quella di Shawn Phillips (bianca, con altarino a Krishna, ciotoline colme di petali di rose e densa nebbiolina profumata al sandalo). Forse lì, forse al Vomero.

Da Song ’e Napule

 
«I Sain Just si sciolsero in maniera naturale. Sentivo l’esigenza d’un discorso mio. Intanto quella scena musicale che aveva cominciato a prendere forma alla fine degli anni Sessanta tra il Vomero e Positano stava dando i suoi frutti. A metà degli anni Settanta c’era Lino Vairetti con gli Osanna. Toni Esposito lavorava al suo primo disco solista, che tutti conoscono come Rosso napoletano. C’era la Nuova Compagnia di Canto Popolare. E poi Alan, che aveva fatto Aria e si stava avvicinando alla canzone tradizionale napoletana con la sua versione di Dicitencello vuje. C’erano inoltre promoter e giornalisti che ci seguivano e ci facevano conoscere anche al pubblico che non andava ai concerti. Molti di quei giornalisti muovevano con noi i primi passi. Uno di essi era Michelangelo Romano, che di fatto produsse il mio primo disco solista,
Suspiro. Con i Saint Just ero stata probabilmente la prima donna in Italia a fare canzoni d’avanguardia in ambito pop. Suspiro esprime un cantare epico anche nelle cose che sembrano rock, perchè il cantare epico è una mia
caratteristica. Ha delle perle sul piano compositivo, e delle canzoni d’impatto che mi piacciono tuttora tantissimo, sebbene lo ritenga inferiore, proprio dal punto di vista compositivo, a Saint Just e a Com’è grande enfermidade, che sono i due grandi lavori della mia vita. Suspiro è però un disco fatto come volevo, nato con i miei musicisti. Francesco Froggio Frangica è un grande batterista, un jazzista particolare. Tony Verde ha suonato ancora con me. Fondamentale si rivelò Pino Daniele, che avevo conosciuto a Napoli attraverso un’inserzione su un giornale. Non doveva essere lui il chitarrista di Suspiro, anche perché non aveva mai registrato ad alto livello prima di allora. Quando eravamo già in sala di registrazione, ci fu un problema con il chitarrista che era stato scelto. Allora chiamai Pino. Lo ospitai nella mia casa di Roma, dove dormiva in un lettone sistemato nel
corridoio. Da lì iniziò una lunga e importante collaborazione. C’era poi Peter Kaukonen, un fonico che faceva anche il musicista e che in Suspiro suonò i mandolini. Era il fratello di Jorma Kaukonen, il chitarrista dei Jefferson Airplane, e Jorma è anche il titolo d’una canzone del disco. Suspiro fu preparato con grande cura per diverso tempo. La Emi credeva in me, e c’era una significativa disponibilità economica. Umberto andò a Londra per reclutare dei musicisti. Provò con Michael Giles, che era stato il batterista dei primi King Crimson, ma per il periodo di registrazione non era disponibile. Provò anche, inutilmente, con Peter Banks degli Yes. Cercavamo musicisti in Inghilterra e invece arrivò Pino».
   

«Il primo disco che ho fatto …», ci racconta Pino in una chiacchierata negli uffici della sua casa discografica a Roma, «l’ho fatto con Mario Musella, ma non so se sia mai uscito. Poi ho suonato in Suspiro di Jenny Sorrenti. C’erano Toni Verde, Francesco Froggio Frangica …».

Da Song ‘e Napule

«Con Pino ci fu una lunga collaborazione nei concerti, con viaggi interminabili in treno insieme a lui. Mi ricordo un viaggio nel vagone postale per un concerto organizzato da Lotta Continua: andò a finire che ci volevano dare meno del compenso pattuito. Suonammo talvolta in duo, o in trio con Enzo Avitabile. Dice, Avitabile, che sono stata la prima ad avergli fatto capire che cosa è un concerto».