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Positano.
Lì s’era preso casa Umberto Telesco ch’aveva già
la passione per la fotografia, ma anche per la musica. Se l’era
presa in alto, su per Montepertuso, gliela avevano lasciata Alan Sorrenti
e sua sorella Jenny, anche lei cantante e musicista. Spesso da Napoli
arrivava Paul Buckmaster che in quel periodo studiava al Conservatorio
insieme a Roberto De Simone.
Positano. Qui comincia l’avventura … E comincia appunto
tra casa di Umberto e quella di Shawn Phillips (bianca, con altarino
a Krishna, ciotoline colme di petali di rose e densa nebbiolina profumata
al sandalo). Forse lì, forse al Vomero.
Da
Song ’e Napule
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«I
Sain Just si sciolsero in maniera naturale. Sentivo l’esigenza
d’un discorso mio. Intanto quella scena musicale che
aveva cominciato a prendere forma alla fine degli anni Sessanta
tra il Vomero e Positano stava dando i suoi frutti. A metà
degli anni Settanta c’era Lino Vairetti con gli Osanna.
Toni Esposito lavorava al suo primo disco solista, che tutti
conoscono come Rosso napoletano. C’era la
Nuova Compagnia di Canto Popolare. E poi Alan, che aveva
fatto Aria e si stava avvicinando alla canzone
tradizionale napoletana con la sua versione di Dicitencello
vuje. C’erano inoltre promoter e giornalisti
che ci seguivano e ci facevano conoscere anche al pubblico
che non andava ai concerti. Molti di quei giornalisti muovevano
con noi i primi passi. Uno di essi era Michelangelo Romano,
che di fatto produsse il mio primo disco solista, |
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Suspiro. Con i Saint Just ero stata probabilmente la
prima donna in Italia a fare canzoni d’avanguardia in ambito
pop. Suspiro esprime un cantare epico anche nelle cose
che sembrano rock, perchè il cantare epico è una
mia |
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caratteristica.
Ha delle perle sul piano compositivo, e delle canzoni d’impatto
che mi piacciono tuttora tantissimo, sebbene lo ritenga inferiore,
proprio dal punto di vista compositivo, a Saint Just
e a Com’è grande enfermidade, che sono i
due grandi lavori della mia vita. Suspiro è però
un disco fatto come volevo, nato con i miei musicisti. Francesco
Froggio Frangica è un grande batterista, un jazzista particolare.
Tony Verde ha suonato ancora con me. Fondamentale si rivelò
Pino Daniele, che avevo conosciuto a Napoli attraverso un’inserzione
su un giornale. Non doveva essere lui il chitarrista di Suspiro,
anche perché non aveva mai registrato ad alto livello prima
di allora. Quando eravamo già in sala di registrazione,
ci fu un problema con il chitarrista che era stato scelto. Allora
chiamai Pino. Lo ospitai nella mia casa di Roma, dove dormiva
in un lettone sistemato nel |
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corridoio.
Da lì iniziò una lunga e importante collaborazione. C’era
poi Peter Kaukonen, un fonico che faceva anche il musicista e che in
Suspiro suonò i mandolini. Era il fratello di Jorma
Kaukonen, il chitarrista dei Jefferson Airplane, e Jorma è
anche il titolo d’una canzone del disco. Suspiro fu preparato
con grande cura per diverso tempo. La Emi credeva in me, e c’era
una significativa disponibilità economica. Umberto andò
a Londra per reclutare dei musicisti. Provò con Michael Giles,
che era stato il batterista dei primi King Crimson, ma per il periodo
di registrazione non era disponibile. Provò anche, inutilmente,
con Peter Banks degli Yes. Cercavamo musicisti in Inghilterra e invece
arrivò Pino». |
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«Il
primo disco che ho fatto …», ci racconta Pino in una
chiacchierata negli uffici della sua casa discografica a Roma,
«l’ho fatto con Mario Musella, ma non so se sia mai
uscito. Poi ho suonato in Suspiro di Jenny Sorrenti. C’erano
Toni Verde, Francesco Froggio Frangica …».
Da
Song ‘e Napule
«Con
Pino ci fu una lunga collaborazione nei concerti, con viaggi interminabili
in treno insieme a lui. Mi ricordo un viaggio nel vagone postale
per un concerto organizzato da Lotta Continua: andò a finire
che ci volevano dare meno del compenso pattuito. Suonammo talvolta
in duo, o in trio con Enzo Avitabile. Dice, Avitabile, che sono
stata la prima ad avergli fatto capire che cosa è un concerto».
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