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«Avevo
sedici anni quando ho incominciato a fare musica. Suonavamo a Napoli,
sulla collina del Vomero. C’erano tanti ragazzi che suonavano
nei garage, o nei piccoli locali dove era possibile farlo. Era musica
nuova, diversa da quella che si ascoltava per radio. Prendevamo spunto
dai dischi che arrivavano dall’Inghilterra e dall’America,
e che spesso giungevano a Napoli grazie a Umberto Telesco, che viveva
a Londra e li spediva ai |
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Jenny
nasce come cantante e autrice dei suoi testi, insieme al fratello Alan.
La stampa dell’epoca li mette quasi sempre insieme, creando confusione,
ambiguità, creando un problema di nome (lo stesso problema dei
fratelli Bennato) che tale resterà. In realtà Jenny è,
quasi certamente, la prima cantautrice dell’epoca. Nel 1972, insieme a Toni Verde (anche coautore) e Robert Fix, forma i Saint Just. Il nome del gruppo (…) viene preso da un personaggio della Rivoluzione francese. Il primo 33 giri (1973) si chiamerà Saint Just e vi partecipano Toni Verde (basso, contrabbasso, voce), Bob Fix (sax), Mario D’Amora (piano, organo, tastiere), Toni Esposito (batteria, percussioni, marimba), Gianni Guarracino (chitarra) e suo fratello Alan. La copertina è |
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| «Con i Saint Just ricordo con entusiasmo un concerto al Teatro Mediterraneo, alla Mostra d’Oltremare, appena dopo l’uscita del disco. I concerti dei Saint Just non avvenivano solo nei locali e nei teatri, ma anche in luoghi particolari. Ce ne fu uno al manicomio di Trieste, nel periodo della riforma Basaglia, dove suonammo per i degenti. In quegli anni era molto importante suonare per le cause, alle quali si aderiva con senso di militanza. Ricordo diverse iniziative per il Partito Radicale ai tempi del referendum sul divorzio. Una volta, a Roma, | |||||||
| contribuimmo … sbucciando delle patate! Per comporre le canzoni del secondo disco, la Emi affittò una casa sul lago di Bracciano. Divenne ben presto una comune dove si fermavano musicisti di varia nazionalità, oltre ad amici come Toni Esposito. Mi ricordo due violinisti, un inglese e un polacco, e un sassofonista di nome Chris. Quella casa, che diede il titolo al disco, è la stessa che si vede nella copertina, che fece Umberto. C’era una grande stanza con un camino, anche quella raffigurata nella copertina, dove ci ritrovavamo tutti per provare. Nella casa del lago componemmo però solo alcune canzoni. La gran parte del lavoro avvenne negli studi di registrazione della Emi». |
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